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Il Doge (dal latino Dux, inteso quale comandante) era la massima autorità rappresentativa dello Stato; era eletto a vita ed era originariamente il rappresentante diretto dell'autorità imperiale. La figura del Doge cambiò con il progressivo aumento dell'indipendenza della città e cominciò ad essere eletto da una assemblea popolare per mezzo di un complicato sistema di votazione con numerosi scrutini.

Le molte innovazioni apportate al sistema istituzionale nel corso degli anni al fine di evitare che il potere diventasse ereditario spostarono il centro del potere sempre più verso l'aristocrazia, tanto da generare fazioni e partiti che mai riuscirono ad rovesciare la costituzione dello stato.  Nel 1297, sotto il dogado di Pietro Gradenigo (detto "il Pierazzo") avvenne quel che venne definito "La serrata del Maggior Consiglio"), ovvero la limitazione dell'accesso al governo alle sole famiglie patrizie.

Altre peripezie avvennero negli anni a seguire, tra la mutazione del ristretto circolo di consiglieri dogali (invitati a dare la loro opinione e quindi detti "Pregadi") in un consiglio permanente che divenne il Senato (300 elementi). L'istituzione di commissioni di Savi che riunite costituivano il Collegio, aggiunte al Minor Consiglio (Signoria) sostituirono gradualmente il Senato diventando la vera rappresentanza politica di Venezia.

 

 
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